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Vite alla Spina: conosciamo meglio il nostro Beer Master (1)

Senza il suo contributo oggi non saremmo qui a condividere la nostra passione per le birre.
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Senza il suo contributo oggi non saremmo qui a condividere la nostra passione per le birre.

Perché alla nostra voglia di avventurarci in questo mondo e di costruire insieme a tutti i nostri simili un luogo virtuale di degustazioni ed esperienze (ma con birre vere, e tra le migliori, da gustare direttamente a casa), c’è tutta la saggezza birraria e la profondo conoscenza del mercato di Paolo Pesce, una vita dedicata a dispensare piacere sotto forma di pinte e bottiglie della nostra amata bevanda.

Abbiamo fatto una chiacchierata con lui per soddisfare alcune curiosità sulla sua vita professionale e personale, a cominciare dalla prima birra che ha assaggiato. Quella non se la ricorda, ma ci riporta invece alla sua prima birra per lavoro.

Era il 1983, e ho iniziato giovanissimo a lavorare in un circolo a Sant’Ilario, sopra Nervi (Genova). Nemmeno ce l’avevano la birra in quel circolo. Lì solo interminabili partite a carte e bicchieri su bicchieri di vino. Così a forza di insistere abbiamo messo la birra alla spina, una tedesca qualunque (fuori onda: la Graf Arco), ma allora ancora non sapevo nient’altro di birra se non che era fresca e piacevole soprattutto d’estate. Però da lì si è sviluppato un interesse, e piano piano una passione.

E dove ti ha portato questa passione?

Con due anni di esperienza di Circolo e ancora tanta incoscienza giovanile nel giugno 1985 ho voluto aprire un mio locale. Zero clienti in partenza ma tanta voglia di contagiare le persone con la mia curiosità per tutte quelle birre dalle etichette affascinanti che avevo cominciato a conoscere.

Poi i clienti sono cominciati ad arrivare, e lo diciamo noi: quel locale era il mitico Irish Pub di Genova Quinto!

“Sì, in breve tempo è diventato un punto di riferimento per gli amanti della birra, un autentico luogo di condivisione e scoperta… esattamente come il sogno che volevo realizzare.”

Un sogno totalizzante…

“Dal 1985 in poi ho dedicato tutta la mia vita e tutte le mie energie al locale. Era tutto nuovo ed entusiasmante. Per la birra, in Italia, era ancora un periodo pionieristico. La ricerca e il reperimento dei prodotti era veramente difficile e per questo ancora più appagante.

Quando arrivava un prodotto nuovo era una autentica festa.

Non che oggi non ci sia curiosità per i prodotti nuovi, al contrario. Ma tutto si brucia in pochissimo tempo, che è un po’ in antitesi con la mia visione del mondo, dentro e fuori le birre. Negli anni ’80 l’offerta era sicuramente molto più ridotta e una novità rimaneva tale per mesi. Ma anche la festa e il tempo per conoscerla ed apprezzarla si protraeva così a lungo, e così fino alla novità successiva. Questo generava più affezione per i prodotti, una birra la sentivi più tua, imparavi a conoscerla e ad apprezzarla fino in fondo.

Ma non sono un nostalgico, le possibilità che abbiamo oggi noi appassionati di birra sono davvero incredibili. E questo è assolutamente un bene.

Bisogna solo, secondo me, ritrovare un po’ di quel rapporto, di quel tempo dilatato che ci riporta a un’idea di scoperta e di degustazione. Bere birra non è uno sport, ma un piacere da assaporare sorso dopo sorso stando insieme agli amici. E di questi tempi, con tante proposte disponibili, saperne qualcosa di più sicuramente aiuta.”

E qui entri in scena tu, perché quell’impegno totale del pub nel 1998 lascia spazio a una nuova avventura altrettanto esaltante.

“Ho cambiato contesto, ma non è cambiato il mio orizzonte, fatto sempre e soltanto di ottime birre da scoprire e da fare assaggiare. Certo, è vero che nel pub ho lasciato un pezzo di cuore, ma mi rimangono tantissimi amici e tantissimi aneddoti divertenti da raccontare. Però facciamo la prossima volta, che devo scappare.”

Paolo deve correre via per lavorare (anche) alle nostre prossime box ma, con queste promesse, la chiacchierata continua!