fbpx

Vite alla Spina: conosciamo meglio il nostro Beer Master (2)

Attiriamo Paolo, il nostro guru Beer Master, con un’esca di bottiglie che lui stesso ci aveva consigliato tempo fa, per continuare la nostra chiacchierata.
pesce-intro-beer-club-2

Attiriamo Paolo, il nostro guru Beer Master, con un’esca di bottiglie che lui stesso ci aveva consigliato tempo fa, per continuare la nostra chiacchierata.

Ci hai lasciato con la promessa di qualche aneddoto curioso sulla tua vita di pub, vuota il sacco!

Adesso sono una persona seria (ride), e i tempi sono anche un pò cambiati. Lo vedo frequentando per lavoro e per piacere i pub in giro per l’Italia. C’è molta più consapevolezza nei consumatori, molta più cultura, e anche il profilo del consumatore è molto cambiato rispetto ad allora. Se mi guardo indietro non ricordo esattamente un pub, ma una casa in cui le persone si ritrovavano, si riconoscevano e stavano insieme divertendosi, anche negli eccessi.

Ecco, parlaci di quelli. Gli eccessi sono sicuramente i più divertenti da raccontare.

C’erano nel pub delle vere e proprie gare tra avventori, che chiamavamo Mr. Birra. E le singole birre funzionano come categorie in cui si sfidarsi.

C’era Mr. Guinness, che in una sera si è bevuto 25 pinte ma che ne voleva a tutti i costi pagare 22 perchè erano quelle che si ricordava.

Poi c’era Mr. Desert (una birra di 7 gradi ormai un po’ scomparsa dalla circolazione) che dopo aver bevuto 18 bottiglie hanno ritrovato stampato, ma illeso, nei giardini pubblici di un quartiere vicino.

E poi si faceva del metro di birra: 13 birre piccole messe in fila (ovvero 2, 6 litri) e la sfida a chi le finiva più velocemente.

Ma parliamo di storie che per fortuna sono tutte finite in prescrizione.

Poi ci sono gli aneddoti sulle birre.

Ricordo quando sono riuscito avventurosamente a procurarmi le prime weizen, e i clienti le rimandavano indietro perché erano torbide e pensavano fossero avariate. E hai voglia a spiegarglielo, le weizen erano ancora un oggetto misterioso..

Ma è anche capitato più volte che rimandassero indietro le Guinness perché non erano gasate.

Poi del pub mi sono rimaste le persone. Tante persone, tanti amici che frequento tutt’ora e addirittura una moglie, che ho conosciuto proprio al pub.

E tra gli amici ce n’è anche uno un po’ speciale, che è un punto di riferimento per tutti noi, Kuaska

Sì, Lorenzo frequentava il locale come cliente ma soprattutto come amico. Allora stava iniziando a compiere i primi passi per poi diventare il numero uno che è oggi. Ci dava qualche consiglio sui prodotti perché era uno dei pochi che girava all’estero, con tutte le difficoltà di quel tempo, quando ancora c’era il Muro di Berlino e recuperare birre o anche solo notizie era una vera impresa.

Oggi per un appassionato non esistono più confini, ma pensiamo che allora per estero si intendeva Belgio e Germania. Anche solo l’allora Cecoslovacchia era un orizzonte lontanissimo. Magari arrivavano dei fusti, non si sa come e non si sa da chi, e si vendevano senza che se ne sapesse nulla…

Anche questo è caduto, in prescrizione, vero?

Spero di sì! Insomma, per farla breve, le informazioni o anche alcuni prodotti arrivavano dai primi avventurieri come Lorenzo che magari per caso entravano in un pub.

Poi il pub lo hai lasciato, per cominciare una nuova avventura.

Era il 1998. Ho ceduto il pub e ho iniziato a lavorare con il distributore Timossi, per dare vita al progetto birra, ed allargare la loro offerta passando da quella che era una gestione di sole birre commerciali ad un’attività di ricerca e di distribuzione su larga scala di birre di alta qualità e artigianali. Oggi sono responsabile del settore birra per Timossi e collaboro con altri importatori curando la distribuzione sul territorio ligure.

Quindi la birra è rimasta il centro della tua vita. E nel tempo libero?

Dico sempre ai miei collaboratori che non ho mai davvero lavorato in vita mia perchè non mi è mai pesato alzarmi dal letto e uscire per visitare i tanti clienti/amici che ho conosciuto in questi anni.

E cosa ne pensi del mercato delle birre cosiddette artigianali? Direi che oggi c’è molta attenzione al lavoro dei mastri birrai e all’innovazione delle loro proposte.

È cambiato il rapporto con le birre. E cambiano rapidamente anche i gusti. Quello che è buono oggi diventa banale domani, e questo spinge i birrifici a scelte anche discutibili.  

Si parla di mastri birrai immaginandosi chissà quali esperienze, ma il migliore è quello che vive le giornate in modo monotono, con tempi perfetti da rispettare.

Poi c’è il mastro birraio eccentrico, che non fa birre sempre perfette, ma ne azzecca una ogni tanto che diventa un’eccellenza. L’offerta è talmente vasta che è davvero difficile orientarsi e capire cosa proporre.

Ed è qui che, nel progetto INTRO, entri in gioco tu.

Il progetto mi aveva affascinato già dal nome, riportandomi al mio periodo pionieristico del pub, quando il mio ruolo era quello di introdurre i miei avventori/amici a nuovi gusti e a nuove proposte di qualità da condividere insieme.

Nell’idea e nelle intenzioni del Club ritrovo quello slancio e quella mia passione di allora. Ecco perché ho accettato con entusiasmo di cercare e selezionare le birre da proporre ai soci del Club. Mi piace, di questa avventura, l’idea di restituire valore alla birra come momento di condivisione, e non come una gara per sentire nel bicchiere chissà quali sensazioni. Ci sono anche quelle, certo, ma il bello di una birra è farne l’occasione per stare insieme agli amici. Qui ho colto questa ispirazione, e credo che gli amici di INTRO rimarranno sorpresi dalla qualità delle proposte, a cominciare dalla prima…

Di cui ti ricordo che ancora non puoi dire nulla… è una sorpresa per i primi abbonati!

Certo…. adesso però vado a lavorare alle prossime, perché ci tengo a rendere ogni mese la selezione di birre sempre più interessante e sorprendente.

Salutiamo Paolo, senza rubare altro suo tempo prezioso, che preferiamo lasciargli perché sorprenda anche noi con la scelta delle prossime birre che non vediamo l’ora di assaggiare in anteprima!