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Trappisti nello spazio!

I monaci ottuagenari del birrificio La Trappe ci spiegano l’idea di birrificio spaziale messa in opera dai monaci dell’abbazia.
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Dici trappista e subito pensi a un luogo mistico e immerso nel silenzio, a una dimensione extra temporale dove tutto rimane immutato, anno dopo anno, secolo dopo secolo.

E per non parlare del rigido protocollo che garantisce a solo 12 abbazie in tutto il mondo il privilegio di produrre birra e fregiarsi del prestigioso titolo di trappista.

Il ruolo centrale dei monaci e il continuo richiamo alla tradizione e allo spirito religioso che ci arriva dalle abbazie trappiste rimane senz’altro un ingrediente determinante nel miracolo qualitativo delle birre realizzate, ma a tutto fa pensare fuorchè a un approccio moderno e innovativo sintonizzato sul futuro.

Eppure…

Ma vogliamo fare anche una piccola digressione sull’età media dei monaci delle abbazie trappiste? Al netto di qualche eccezione e al lordo di una più generale crisi di vocazione questa fondamentale presenza che ottempera al disciplinare dell’Associazione Internazionale Trappista è perlopiù garantita da arzilli e attempati vecchietti dall’infinita conoscenza ma che certo non sono immortali.

E allora? C’è un futuro per la birra trappista?

I monaci ottuagenari del birrificio La Trappe, le cui prelibatezze abbiamo condiviso con gli amici del Club nella seconda Intro Beer Box, ci offrono un preziosissimo insegnamento.

Mai smettere di sognare, di avere progetti per il futuro. Così si spiega l’idea di birrificio spaziale messa in opera dai laboriosi monaci dell’abbazia di Notre-Dame de Koningshoeven.

Di cosa si tratta esattamente?

Di un nuovo avveniristico impianto per la depurazione delle acque già testato dall’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, per l’utilizzo in missioni spaziali abitate a lunga durata.

Vedremo quindi anche i terribili vecchietti di La Trappe sbarcare sulla Luna?

Sicuramente riuscirebbero a colonizzarla con la qualità della loro produzione, ma per ora parliamo “soltanto” dell’applicazione al ciclo produttivo di una tecnologia aerospaziale che ha permesso a La Trappe di ottenere il prestigioso riconoscimento dei Circular Awards 2019, un premio all’innovazione in ottica di sostenibilità ed economia circolare.

Il nuovo impianto, battezzato dall’Abate Dom Bernardus a Berkel-Enschot, è un innovativo (e biologico) sistema di depurazione delle acque che sfrutta l’interazione dei microrganismi presenti nelle acque reflue con i microorganismi presenti nelle migliaia di specie di piante acquatiche impiegate nell’impianto e impegnate a lavorare in silenzio, come da vocazione abbaziale, per avviare il processo di purificazione che andrà a trasformare l’acqua di scarto in acqua riciclabile per altri utilizzi.

E se pensiamo che La Trappe produce quasi un milione di metri cubi di acque di scarto all’anno, e che a piena funzionalità il sistema dovrebbe essere in grado di ridurre l’impiego di acqua utilizzata dell’80%, ecco allora quantificata la portata epocale di questo impianto, chiamato Biomakerij.

Che oltre ad essere straordinariamente funzionale è anche un capolavoro architettonico con splendide vetrate colorate che lo fa assomigliare in tutto e per tutto a un accogliente e rilassante orto botanico.

Ecco allora compiuta la prima missione spaziale Trappista: l’acqua depurata verrà utilizzata per irrigare i terreni coltivati dai monaci e in seguito per la pulizia delle bottiglie di birra prima dell’imbottigliamento, e questo sistema aiuterà anche il birrificio a ridurre il consumo di elettricità.

Niente male per dei veri campioni della tradizione come i monaci della storica abbazia di Notre-Dame de Koningshoeven, vero?