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Luxury beer. Quando la passione costa

Cosa succede quando gli ingredienti delle birre sono particolari? Ecco che il costo impazzisce, “regalandoci” alcune delle birre più costose al mondo!
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Le birre di qualità artigianale, lo sappiamo, hanno un prezzo sempre un poco più alto rispetto alla birra industriale. Il motivo? Costi di produzione decisamente più elevati, per via della qualità degli ingredienti utilizzati.

Senza entrare troppo nel merito, è noto come un Mastro Birraio artigiano utilizzi sempre e solo cereali nobili (e mai cereali non maltati economici come il riso e il mais, di cui spesso l’industria fa uso per abbassare i propri costi), e quanto incida l’utilizzo del luppolo, l’ingrediente più costoso della birra. E se è vero che i birrifici artigianali ne utilizzano molti di più e di diverse varietà provenienti da tutto il mondo, impiegando lo strobilo, ovvero l’infruttescenza del luppolo, è altrettanto vero come i birrifici industriali contengano questi costi utilizzando spesso solo estratto isomerico di luppolo per rendere amara la birra.

Questo, ovviamente, con tutte le doverose eccezioni. Che tengono anche conto dell’utilizzo di eventuali altri ingredienti più costosi, come spezie e frutta.

Ma quando gli ingredienti sono più particolari del solito, che succede?

Ecco che il costo impazzisce, “regalandoci” alcune delle birre più costose al mondo!

La prima di questa speciale classifica è l’australiana Antarctic Nail Ale.

Ma cosa la rende così speciale? L’acqua! Preparata con il ghiaccio ricavato da un iceberg dell’Antartico e prodotta in sole 30 bottiglie numerate, questa birra nasce per sostenere la Sea Shepherd Conservation Society, associazione che si occupa della salvaguardia della fauna e degli ambienti marini. La vendita all’asta delle bottiglie (che ha raggiunto la cifra record di 1815 dollari) l’ha resa la birra più costosa di sempre!

Un’altra storica costosa birra è la Space Barley della giapponese Sapporo.

La sua particolarità? L’orzo coltivato nello spazio, sul modulo russo della Stazione Spaziale Internazionale.

Ecco una birra che può mandare… in orbita! E che è diventata il veicolo promozionale di un importante progetto di ricerca finalizzato a conoscere la capacitá di adattamento all’ambiente spaziale e il conseguente ciclo di vita di alcuni alimenti in previsione di coltivazioni nello spazio per future missioni pluriennali.

La Space Barley, prodotta per la prima volta nel 2008 e giunta alla quarta generazione di semi che hanno trascorso 5 mesi in orbita, sostiene con i proventi delle vendite l’Università di Okayama attraverso fondi per ricerche e progetti di educazione scientifica dedicati ai bambini e per lo sviluppo e la ricerca scientifica congiunti tra Russia e Giappone.

Questi sono ovviamente casi limite, fuori dalle logiche di mercato.

Ma cosa può rendere una birra più costosa?

Ad esempio la fermentazione in botti di rovere francese dell’australiana Crown Ambassador Reserve, imbottigliata in edizione limitata in bottiglie di champagne vendute a 90 dollari.

Nel caso della Samuel Adam’s Utopias prodotta dalla Boston Brewing Company, a incidere sul prezzo finale di circa 200 dollari è invece la maturazione per 18 mesi in botti di quercia, la scelta di ingredienti preziosi come malti della Baviera e quattro varietà di luppolo nobile, e un packaging decisamente fuori dagli schemi: un contenitore di ceramica ramato che è la replica in scala dei giganteschi bollitori del birrificio!

Ma una birra, per essere speciale, non ha bisogno di arrivare a questi eccessi.

Come sanno tutti gli appassionati di birra, pochi euro possono bastare per assaggiare produzioni artigianali di altissima qualità da tutto il mondo.

Se poi queste birre arrivano direttamente a casa, garantendo il miglior rapporto qualità/prezzo e con proposte spesso di non facile reperibilità, ecco allora che questa opportunità non ha prezzo.

Anzi, sì, ed è davvero speciale per la qualità sorprendente di quello che riceverai ogni mese nella tua Intro Beer Box!