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I sacerdoti della Birra: le trappiste

Il bagaglio emotivo delle birre trappiste è fatto di una religiosità trasferita ai metodi di produzione per una perfezione del risultato che continua tuttora a mantenere viva questa antica tradizione di gusto.
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Il loro nome evoca un universo lontano, un tempo scandito da ritmi rallentati e da un silenzio di contemplazione, una sapienza tramandata per secoli e secoli per arrivare, immutata, ai nostri giorni.

Il bagaglio emotivo delle birre trappiste è fatto anche di questo. Di una religiosità trasferita ai metodi di produzione per una perfezione del risultato che continua tuttora a mantenere viva questa antica tradizione di gusto.

Perché parlare oggi di birre trappiste non significa entrare nel museo della birra, ma raccontare il meticoloso lavoro quotidiano che viene svolto nelle quattordici abbazie che la producono in tutto il mondo. Quando si parla di trappiste non ci si riferisce propriamente a uno stile birrario, ma ad un preciso disciplinare che va strettamente osservato per potersi fregiarsi di questo riconoscimento.

 

La birra trappista deve essere infatti prodotta all’interno delle mura abbaziali, sotto la severa supervisione dei monaci, e i profitti ottenuti devono essere impiegati esclusivamente per garantire il sostentamento della comunità, per opere di carità e per preservare il patrimonio storico culturale del complesso abbaziale.

 

Sono trappisti i monaci affiliati all’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza, fondato da Armand-Jean le Bouthillier de Rancè nel 1664 nell’Abbazia La Trappe, come costola più intrasigente e più strettamente osservante (come dichiara il loro nome) della tradizione dell’Ordine Cistercense. Così intransigenti che, in principio, i frati trappisti potevano bere solo acqua, e solo successivamente gli fu concesso di produrre e poi anche consumare birra.

Ma dopo tanta storia, torniamo all’attualità dell’assaggio. Quali sono le sue caratteristiche?

É una birra ad alta fermentazione, di buona forza alcolica, corposa, fruttata ed aromatica, con evidenti note speziate, caratterizzata dall’impiego di zucchero caramellato, un richiamo ad antiche consuetudini agricole belghe che connota il prodotto conferendogli un gusto inconfondibile. Il colore, invece, può variare dal dorato all’ambrato fino al bruno scuro.

Oggi solo 14 Abbazie in tutto il mondo possono produrre una birra certificata dall’Associazione Internazionale Trappista.

I nomi dei birrifici richiamano i luoghi in cui sorgono le Abbazie, oppure il nome stesso del complesso Abbaziale. Così abbiamo Achel, La Trappe, Rochefort, Westmalle, Westvleteren, Zundert, Stift Enfgelszell, Mont des Cats, Spencer Trappist, Cardeña, Mount San Bernard, Orval, Chimay. Sei li troviamo in Belgio, due in Olanda, uno in Francia, Austria, Inghilterra, Spagna e Stati Uniti.

Sì, hai fatto bene i conti, manca la quattordicesima, perché abbiamo tenuto volutamente da parte come chicca finale l’Abbazia delle Tre Fontane, unica italiana a comparire nel gotha delle birre trappiste, con l’attribuzione nel 2015 alla sua birra, la Tripel Tre Fontane, del marchio ATP (Authentic Trappist Product).

Ma c’è un’interessante novità fresca di qualche mese che arriva dal cuore di Roma, dove sorge l’Abbazia delle Tre Fontane: una nuova birra trappista, la Scala Coeli.

Una Belgian Ale più leggera e beverina, che si adatta a tutte le occasioni senza perdere il carattere tipico di una birra trappista.

E allora… andiamo a meditarla!

Se vuoi saperne di più sull’Associazione Internazionale Trappista e sulle Abbazie certificate fatti un giro su www.trappist.be/it/