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L’unione fa la qualità? Le birre collaborative

Cosa succede quando si incontrano la passione e il talento di due o più mastri birrai provenienti da birrifici diversi? Nascono le birre collaborative.
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Scambiare le proprie esperienze, condividere il proprio vissuto professionale e le proprie idee con chi parla la tua stessa lingua, si sa, è spesso un’occasione preziosa per crescere e migliorarsi.

Ma cosa succede quando a incontrarsi e a confrontarsi sono la passione e il talento di due o più mastri birrai provenienti da realtà, contesti o birrifici diversi?

É così che nascono le birre collaborative. Un fenomeno sempre più diffuso e sempre più interessante, terreno fertile per sperimentazioni di alto livello professionale che sfocia generalmente in una serie di produzioni one-shot con risultati a volte sorprendenti ma non sempre all’altezza delle aspettative che creano.

Ed ecco forse l’elemento chiave di questa tendenza sempre più crescente. Perché le aspettative di un pubblico sempre più assetato di novità e di prodotti speciali e irripetibili finisce per alimentare una ricerca di collaborazioni che spesso si manifesta in ricette azzardate ed estemporanee, non sufficientemente sedimentate e sperimentate, così da dimostrarsi pure operazioni commerciali e promozionali e poco altro.

Ma al di là delle mode e delle manovre di marketing per attrarre la domanda o la curiosità del mercato, c’è tutta una storia di collaborazioni nate dalla passione o dall’intuizione di maestri di birra spinti semplicemente dalla voglia di confrontarsi, di sperimentare nuove ricette, nuovi ingredienti e nuove tecniche, unendo le proprie forze per provare a migliorarsi e a stupire gli appassionati.

Chi c’è riuscito?

Tra le novità del 2019 spicca sicuramente, anche per ragioni di bandiera, la nascita della prima birra collaborativa trappista, frutto dell’incontro tra il birrificio Tre Fontane e l’americana Spencer Brewery.

Si tratta di una American IPA a edizione limitata, la Sinergia ’19. Una produzione ispirata da intenti solidali e i cui ricavati saranno devoluti in beneficienza, ma anche un progetto nato con l’obiettivo di incentivare la collaborazione tra i diversi monasteri trappisti sparsi per il mondo, trasformando quella che oggi è una ideale mutua assistenza in esempi e proposte concrete che ne valorizzino la storia e la qualità produttiva.

Con la crescita del fenomeno delle birre artigianali crescono in tutto il mondo le occasioni di incontro date dai tanti appuntamenti per produttori e appassionati.

E così le collaborazioni continuano ad aumentare, diventando anche un motore di sviluppo che aiuta tanti birrifici a crescere e a migliorarsi.

É quello che è successo negli Stati Uniti e in Scandinavia, e non a caso uno dei birrifici oggi più attivi e collaborativi è proprio la Sori Brewing di Tallinn, che abbiamo proposto in una delle nostre Intro Beer Box.

Ma oggi che il fenomeno delle birre collaborative è globale è quasi impossibile per un appassionato non essersi mai imbattuto in una di queste.

Il loro destino, trattandosi di proposte one-shot che raramente entrano nel catalogo dei birrifici, è spesso quello di essere dimenticate in fretta.

E tu ricordi di averne mai assaggiata una?