fbpx

La birra. Una questione di etichetta?

L’etichetta, nell’attuale mercato della birra, sembra più una questione di coscienza di chi produce che non di ciò che viene scritto sulla lattina.
beers

L’etichetta, nell’attuale mercato della birra, a quanto pare sembra più una questione di coscienza di chi produce che non di ciò che viene scritto sulla carta o sull’alluminio della lattina.

Sì, perché la normativa sulle etichette, in Italia, è tutt’altro che trasparente, e questo crea una zona grigia che può facilmente essere riempita da indicazioni incomplete e fuorvianti quando non da pure invenzioni del marketing che agiscono come specchietti per le allodole distraendo il consumatore con suggestioni che provano a rendere artigianali o di qualità superiore prodotti che non lo sono nemmeno un po’.

Ma come si riconoscono e si smascherano questi trucchetti?

Il problema, come accennavamo sopra, è alla fonte.

E la prima fonte di informazione per un consumatore è l’etichetta.

Ma in quanti si sono mai soffermati sull’etichetta della propria birra?

La cosa più interessante e sconvolgente è scoprire come in Italia sia addirittura possibile non scrivere gli ingredienti in etichetta. Forse si vuol far credere che in una birra gli ingredienti siano sempre e soltanto i fantastici 4? Ovvero acqua, malto d’orzo, luppolo e lievito?

Sappiamo bene che non sempre è così. E allora quando capita di trovare in commercio etichette dove è scritto semplicemente “contiene malto” (e non capita così di rado) un piccolo dubbio ci assale. Forse questa etichetta ci vuole nascondere qualcosa?

Mentre altrove le normative sono assai più stringenti, e più nette le distinzioni tra birra artigianale e industriale, in Italia gli obblighi di etichetta, a suon di deroghe su elenchi di ingredienti e tabelle nutrizionali, si limitano all’indicazione del tenore di alcol in volume (quando supera l’1,2%) e alla segnalazione di allergeni eventualmente presenti.

Altra questione è quella legata ai riferimenti in etichetta del produttore e dello stabilimento di produzione, diventati da poco un obbligo dopo lunghe ed estenuanti battaglie in nome della trasparenza, ma di fatto ancora recepiti in modo personale da alcune realtà, che omettono alcuni dettagli o inseriscono solo il codice accisa, che al consumatore non dice proprio nulla.

Ma questa indicazione, se e dove correttamente introdotta, mette in discussione alcune credenze apparentemente incrollabili.

Così scopriamo che la Peroni è diventata giapponese, la Moretti olandese, la Poretti danese.

E che nei birrifici in cui vengono prodotte spesso “condividono” lo spazio con altre birre di proprietà delle multinazionali a cui questi storici marchi italiani fanno ora capo.

E che dire di Ichnusa, la bandiera sarda colonizzata dagli olandesi?

O della Moretti Gran Cru, orgoglio italiano fatto in Belgio?

Intendiamoci, non sono questi gli indizi sulla qualità di una birra, ma è pur vero che un’informazione corretta e trasparente rende più facile la scelta del consumatore, da tutti i punti di vista. Come faccio, ad esempio, a sapere se la mia birra è davvero vegana? O se è davvero 100% italiana? E se la torbidità della mia birra è un vero valore aggiunto, o se è riprodotta in modo artificiale con lieviti esausti che non aggiungono altro che l’aspetto torbido tipico delle produzioni artigianali?

Ed è così che l’etichetta, in fatto di birre, diventa più che mai una questione di buone e corrette maniere dei birrifici verso i propri consumatori. Di voglia di raccontare con onestà il proprio prodotto per far crescere un consumatore consapevole e pronto anche ad accogliere e ad apprezzare le sperimentazioni e le nuove proposte di prodotto.

É quello che fanno oggi molti birrifici artigianali. Ed ecco perché, in questa confusione di etichette, la scelta artigianale diventa spesso la più efficace forma di garanzia dell’alta qualità della birra e dei suoi ingredienti.

Il consiglio, comunque, è sempre quello di dare un’occhiata all’etichetta, anche solo per curiosità.

Il nostro Beer Master conosce tutti i segreti di questo linguaggio spesso incomprensibile per i comuni mortali come noi, e magari può provare ad illuminarci.

Ed è per questo motivo che con le nostre Intro Beer Box puoi andare davvero sul sicuro!