fbpx

Beer Fight Club: IPA vs TRIPEL

Immaginiamo due amici al pub, con due birre diverse e mettiamole a confronto per costruire una guida degli stili. Quelli di oggi sono IPA e TRIPEL.
banner-sfida

Diventare da appassionati a veri esperti di birra si porta dietro una piccola ma piacevole controindicazione.

Quel plurale, le Birre, pronunciato dal mitico Kuaska come un mantra per restituire dignità e valore al prodotto birra in tutte le sue accezioni ed infinite sfumature, spalanca davanti ai nostri occhi una tale varietà di scelta che farebbe perdere l’orientamento a chiunque.

Fermandosi agli stili e ai tipi di birra, e non alle loro personali interpretazioni da parte dei singoli birrifici e Mastri Birrai, secondo il Beer Judge Certification Program (BJCP), l’organizzazione nata negli Stati Uniti nel 1985 per redigere la guida agli stili birrari più riconosciuta a livello globale, le proposte brassicole da tutto il mondo sono circa un centinaio.

Ma è un numero in continua fluttuazione, se è vero che secondo la Brewers Association (BA), altra associazione no profit statunitense che opera per la promozione e la tutela dei marchi artigianali, piccoli e indipendenti, e che pubblica un compendio annuale sugli stili birra presenti sul mercato, solo nel 2019 ne sono entrati in lista 4 tutti nuovi (Juicy o Hazy Strong Pale Ale, Contemporary Belgian-Style Gueuze Lambic, Franconian-Style Rotbier e American-Style India Pale Lager, che altro non è se non una versione a bassa fermentazione delle American IPA).

E allora come ci si orienta in questa giungla di stili e di proposte?

A meno di non volersi studiare tutto il compendio per decidere a tavolino cosa scegliere (ma i più curiosi possono comunque scaricarlo qui: https://www.brewersassociation.org/edu/brewers-association-beer-style-guidelines/), il modo migliore per scegliere e affinare i propri gusti continua ad essere la pratica.

E allora proviamo a immaginare due amici al pub, con due bottiglie di birra diverse, per stile e per gusto, e divertiamoci a metterle a confronto per costruire insieme una piccola mappa del gusto che possa anche diventare una guida alla ricerca del nostro stile perfetto.

Laura ha scelto una IPA, Sergio una Tripel.

Ma scopriamo meglio cosa stanno bevendo.

LA TRIPEL

Una scelta perfettamente intonata con il clima autunnale, quella di Sergio, che ci rimanda alla storia della produzione brassicola trappista, quando i Mastri Birrai delle abbazie, producendo tipologie di birra diverse, dalle più semplici e leggere, adatte al consumo quotidiano, fino a quelle più impegnative, erano soliti contrassegnare le botti con una o più X in funzione del tenore alcolico, producendo così le enkel, le dubbel e infine le tripel, ovvero quelle decisamente più forti.

In origine di colore scuro e con una gradazione intorno al 9%, le Tripel come le conosciamo oggi si devono all’arte brassicola di Hendrik Verlinden, ingegnere birrario considerato il padre di questo stile, che nel 1934 produce la prima Tripel chiara per conto dell’Abbazia Trappista di Westmalle.

Considerati, come da tradizione, gli elevati livelli alcolici, quello che più colpisce della Tripel è la sua qualità sorprendentemente beverina.

Birra speziata e secca, con un piacevole gusto rotondo di malto e un amaro deciso, la Tripel è molto aromatica, con note speziate, fruttate e solo leggermente alcoliche che si armonizzano perfettamente con il carattere pulito del malto. Di colore dorato intenso, le Tripel presentano una schiuma bianca, persistente e pannosa, e un’esuberante effervescenza. Il bouquet è piacevole, ricco e complesso, con ripetuti richiami alla frutta a pasta gialla, alle spezie e al pepe. Il finale è secco e piacevolmente amaro, e nelle sue versioni più riuscite l’alcol è così ben nascosto che quasi non lo si riesce a percepire (quindi occhio, Sergio, a non andarci troppo pesante, perché i gradi, anche se non si avvertono al palato, alla fine si sentono!).

LA IPA

Laura, intanto, sorseggia la sua India Pale Ale.

Sì, perché a quanto si tramanda questo stile di birra nasce nei primi dell’800 proprio dalla necessità di trasportare fino in India la birra, che prima deperiva lungo il viaggio.

Per migliorarne la stabilità e la capacità conservativa fu aumentata la quantità di luppolo, e questo rese la birra in grado di sopportare i lunghi viaggi in nave.

Della nascita di questo stile dà testimonianza il giornale economico Liverpool Mercury, che nel gennaio del 1835 cita per la prima volta il termine India Pale Ale.

Da allora tutte le birre esportate in India e destinate al consumo dei coloni inglesi vengono indicate come Pale Ale preparata per l’India o India Ale.

Ma sulla genesi di questo stile c’è il parere di molti storici e studiosi, che hanno dimostrato come quella stessa birra venisse prodotta in Inghilterra con le medesime quantità di luppolo ben prima dell’esplosione delle esportazioni e della nascita di questa “etichetta” IPA.

Ma aldilà delle ricostruzioni storiche, quello che importa è la IPA che Laura sta bevendo  oggi. Dopo essere pressochè scomparse in Inghilterra dalla metà del 900, le IPA diventano infatti la bandiera del rinascimento birrario americano degli anni ’80, quando i giovani microbirrifici della West Coast ritrovano in questo stile la possibilità di esaltare gli eccellenti luppoli coltivati nella loro regione.

Oggi il fenomeno IPA ha davvero colonizzato tutto il mondo, sia nella versione English IPA, che presenta un bel colore ramato e note leggermente caramellate e di tostatura, sia nella versione American IPA (per gli amici APA) che vira verso un colore più chiaro, presenta un tenore alcolico più elevato ed esalta l’aroma erbaceo e agrumato di una luppolatura più pronunciata.

Sì, ma alla fine, che tipo di IPA ha bevuto Laura? Sicuramente una delle proposte della nostra Intro Beer Box!