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Nuovi stili, nuove birre? La Brut IPA

Vi presentiamo la Brut Ipa: c’è chi la chiama birra champagne, chi spumante luppolato, ma la sostanza è uno stile di birra che ammicca alle bollicine
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Il mondo della birra è in grande fermento. Lo sentiamo ripetere da tempo, ormai.

E questo fermento, quando ci riferiamo a nuovi stili di birra e a nuovi trend della birra artigianale e di alta qualità, ci riporta sempre più spesso alla contaminazione con altre bevande come il vino e come, tradisce il titolo, alle sue bollicine.

E così, dopo il caso delle IGA, primo caso di stile italiano di birra (ma è più corretto dire categoria, come la definisce il Beer Judge Certification Program – BJCP – l’organizzazione nata negli Stati Uniti nel 1985 per redigere la guida agli stili birrari più riconosciuta a livello globale), ecco arrivare direttamente dalla West Coast la nuova tendenza americana delle Brut IPA.

C’è chi la chiama birra champagne, chi spumante luppolato, ma la sostanza è uno stile di birra che ammicca alle bollicine d’autore di Francia ed Italia presentando caratteristiche uniche e a loro modo estreme.

Nelle Brut IPA secchezza, luppolatura e gasatura sono spinte ai massimi livelli, con aromi che richiamano l’uva bianca o la frutta a polpa gialla, un aspetto straordinariamente cristallino e un tenore alcolico tendenzialmente medio-elevato.

Il carattere di queste birre, che per la loro luppolatura decisa e per la super secchezza finale ricordano assai da vicino la connotazione brut tipica degli spumanti, suggerisce la stessa tipologia di abbinamenti con il cibo, attirando a sé ostriche ed altri molluschi, cibi grassi come formaggi e salumi, carni alla griglia e anche piatti particolarmente sapidi.

A questo punto non rimane da chiedersi quali altri combinazioni daranno vita agli stili di birra del prossimo futuro.

Birra e latte?

No, non è una bufala. Qualcuno ci ha provato davvero! L’ultimo tentativo è notizia di solo qualche giorno fa.

Si tratta di una birra prodotta con lieviti isolati da puro latte di bufala. Un progetto ancora in fase sperimentale realizzato dalla Facoltà di Viticoltura ed Enologia di Avellino in collaborazione con un’Associazione locale, che si occuperà della produzione.

Sembra che le caratteristiche di questi lieviti siano davvero eccezionali, e a quanto pare non esiste il rischio che il prodotto finale abbia il gusto di mozzarella.

Ancora non ci sono notizie sul lotto iniziale di produzione, ma qualcuno si vuole già candidare per il primo assaggio?