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Birra salata? Parliamone!

Il trend della birra salata vede protagonisti tanti birrifici artigianali che combinano gli ingredienti della birra con acqua di mare o cristalli.
birra salata

IL TREND DELLA BIRRA SALATA

A giudicare da quello che si vede di recente negli scaffali della grande distribuzione sembra essere arrivato qualcosa di completamente nuovo nel già dinamico settore brassicolo.

Una di quelle innovazioni capace di suscitare curiosità e interesse intorno al prodotto, per catturare l’attenzione degli appassionati o attrarre una nuova nicchia di consumatori assetati di novità.

Ed eccoci così di fronte al nuovo trend della birra salata, che è sì trainata da uno dei colossi della produzione industriale, ma che vede protagonisti anche tanti birrifici artigianali che combinano i tradizionali ingredienti della birra con acqua di mare o cristalli di sale.

Ma siamo davvero di fronte a qualcosa di nuovo?

Non esattamente, se pensiamo che le prime tracce documentate di birra salata risalgono addirittura al 1332!

LA BIRRA GOSE

Stiamo parlando delle Gose, una tipologia storica di birra le cui origini ci portano addirittura intorno all’anno 1000, ai tempi dell’imperatore Ottone III. Siamo in Germania, in Bassa Sassonia, sulle rive del fiume Gose, nei pressi della città di Goslar. Qui si afferma una birra che, oltre ad assumere il nome di un toponimo locale, ne eredita anche la sua peculiarità, trasformandosi così in qualcosa di davvero unico nel panorama brassicolo internazionale.

Sì, perché il gusto spiccatamente salato delle Gose non è frutto del capriccio di un mastro birrario medievale particolarmente stravagante, ma il risultato dell’utilizzo dell’acqua del fiume Gose nella produzione delle birre. La vicinanza delle miniere di sale di Goslar rendeva il contenuto di quell’acqua particolarmente ricco di sali minerali.

Solo più tardi, dalla metà del XVIII secolo, queste birre iniziarono a diffondersi per tutta la Sassonia, tanto da essere oggi associate principalmente alla città di Lipsia. E con il distacco dalle acque che le hanno generate, si sviluppa anche la capacità dei mastri birrai locali di controllare il processo di produzione e fermentazione per trasferire nella birra quella stessa impronta salata.

Ma le fortune e l’enorme popolarità della Gose sembrano progressivamente esaurirsi fino quasi a scomparire tra le due guerre, e nel 1966 chiude a Lipsia l’ultimo stabilimento che le produceva.

La lenta rinascita delle Gose è storia recentissima, e solo negli ultimi anni si è sviluppato un interesse sempre più crescente intorno a questa “strana” della birra salata.

Ma sono davvero salate queste birre salate?

Se parliamo delle Gose, la loro peculiarità consiste nell’insolito mix di ingredienti, che prevede l’utilizzo di malti d’orzo e di frumento, sale, semi di coriandolo e presenta una caratteristica acidità dovuta ai lattobacilli, oltre a un amaro quasi assente.

La salinità è solitamente da leggera a moderata, e può (deve) essere appena percepibile, soprattutto all’assaggio iniziale.

 

La birra non deve mai essere apertamente salata, quindi niente paura, non è previsto nessuno shock gustativo. Sarà come percepire al palato la brezza di mare, con una piacevole sensazione di freschezza che accompagna tutta la bevuta.

 

Ovviamente la sapidità delle Gose, nelle diverse interpretazioni dei birrifici artigianali che stanno cavalcando quest’onda di mare, dipenderà molto dal gusto personale del mastro birrario e dalla soglia percettiva di ciascuno di noi nel cogliere e apprezzare le sue particolari stimolazioni e l’equilibrio di note salate, speziate ed acidule.

Acqua di mare microfiltrata e sterilizzata, cloruro di sodio, sale dolce di Cervia, sale rosa dell’Himalaya, sale nero delle Haway, cristalli di sale di Trapani. I modi di reinventare e reinterpretare le Gose salando le birre sembrano davvero moltiplicarsi, giorno dopo giorno.

Tu ne hai mai assaggiata qualcuna?

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