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Doppio malto e altre storie leggendarie

Quanti sanno cos’è una birra doppio malto? Gli appassionati di birre conoscono la risposta, ma è sempre utile approfondire l'argomento.
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Quando a fare una birra non è un Mastro Birraio di grande talento e dalla grande capacità visionaria ma un legislatore dalle vedute decisamente più ristrette, ecco che è facile creare equivoci che ancora oggi, a distanza di tanti anni, è difficile sradicare nella testa delle persone.

Quanti sanno, ad esempio, cos’è davvero una birra doppio malto? La risposta è nessuno, perché la birra doppio malto, di fatto, non esiste!

Gli appassionati di birre lo sanno già, ma è sempre utile ritornare sull’argomento per chiarire una volta per tutte questo concetto a beneficio di chi ancora non lo sapesse.

La dicitura doppio malto identifica semplicemente una categoria legale, introdotta in Italia con una legge del 1962 che disciplina la produzione e il commercio della birra.

Vecchiotta, vero?

Per questa legge sono doppio malto le birre con volume alcolico superiore a 3,5% e un grado Plato pari o superiore a 14,5.

E quindi?

Il legislatore, con questi parametri, intendeva distinguere le birre in base alla loro supposta gradazione alcolica, applicando un’imposta più alta a quelle più alcoliche.

Così, anche sulla scia di notorietà dei prodotti più conosciuti, si è diffuso il falso mito della doppio malto come birra ambrata dal contenuto alcolico importante.

La realtà è che questa definizione (peraltro del tutto facoltativa in etichetta) non dice nulla nè sul gusto, nè sul profumo, nè sul colore della birra.

Indica semplicemente un prodotto fatto con mosto che contiene una certa percentuale di zucchero. Ma una birra con questa caratteristica potrebbe essere una Belgian Strong Ale come una Imperial Stout o una luppolatissima IPA. Ed esistono doppio malto con tenore alcolico decisamente basso. Per non parlare del colore, che non è mai associato al contenuto alcolico ma solo e semplicemente al tipo di malto utilizzato.

Quindi occhio ad entrare in un pub chiedendo una doppio malto.

Oltre al probabile gelo, se assecondati c’è il rischio di trovarsi indifferentemente di fronte a una birra chiara ed amara, a una birra scura e dolce o a un’ambrata potentemente alcolica: così diverse per il nostro palato di appassionati ma tutte esattamente conformi all’idea del legislatore.

E dopo aver affrontato l’effetto fake di una distorsione normativa, è il caso di passare rapidamente in rassegna alcuni dei vizi di forma (e di contenuto) praticati da molte etichette di birra, che sembrano provare un certo gusto a giocare sugli equivoci e a confondere o depistare il consumatore.

Un esempio su tutti è la birra triplo malto.

Qui siamo di fronte a un’autentica leggenda metropolitana, perché se anche qualcuno può credere di aver letto questa dicitura sull’etichetta di una bottiglia o sul menù di qualche pub, possiamo aldilà di ogni ragionevole dubbio affermare che le birre triplo malto non esistono o quantomeno che questa definizione non fornisce alcuna informazione sullo stile di birra che ci si accinge a bere. Non è una birra fatta con tre tipi di malto diversi, né una birra prodotta con una quantità tripla di malto.

Forse, se non è proprio un’invenzione di sana pianta, possiamo immaginare che voglia essere un’evocazione delle Tripel belghe, e qui sì che siamo invece di fronte a uno stile ben preciso e definito.

Sicuramente le suggestioni e le evocazioni sono una potentissima leva di marketing, che non è mai appannaggio di una sola categoria, ma sempre la scelta di ogni singola realtà (artigianale o industriale che sia).

Tuttavia il fenomeno delle birre crafty ha dato libero sfogo alle fantasie più sfrenate di molti birrifici, dove magicamente si moltiplicano i lieviti, i luppoli e chissà cos’altro, per creare alchimie spettacolari ad uso del pubblico che in realtà molto poco hanno a che fare con lo stile, il gusto, il carattere, la qualità e l’aromaticità di una birra.

Di chi fidarsi allora quando si tratta di scegliere una birra di alta qualità?

Per il progetto Intro Beer Club ci siamo affidati all’esperienza trentennale del nostro Beer Master. E tutto quello che ha visto e sentito in questi anni è la più autorevole delle garanzie per una selezione ogni mese più incredibile da offrire a tutti i nostri abbonati!